È passato un anno e mezzo dalla partenza con quel biglietto di sola andata per le Seychelles, ma gli ultimi mesi di questa permanenza si stanno scostando di parecchio da quello che immaginavo. Sarà perché includono una pandemia, famiglie ricche e potenti, accordi di lavoro trasformati in carta igienica, funzionari in fuga, rabbia e frustrazione, suspance, voli internazionali soppressi e altri presi in extremis.
Un cocktail di elementi alquanto insolito per chi non è abituato a vivere dentro un racconto di fantascienza.
Ma partiamo dal contesto storico.
Corre l’anno 2020
Un periodo che difficilmente si confonde con gli altri, in cui abbiamo vissuto in prima persona le scene di film e romanzi distopici tipo V per Vendetta e compagnia cantante.

Questo periodo alle Seychelles doveva essere una sorta di anno sabbatico per mettere le idee in ordine… e già che ho da pensare molto, tanto vale farlo da un bel posto, no?
Devo ancora decidere dove piantare radici e se e come reinventare la mia carriera.
Voglio esplorare il sud della Spagna, il Portogallo e le Canarie, in quest’ordine, da maggio a novembre 2020, in un van, e concludere con un viaggio epico questo periodo di esplorazione interiore ed esteriore.
Giunta alla tappa finale, le Canarie, sceglierò il posto che più sento in sintonia con me, e lì mi fermerò!
Questo, se tutto fosse andato come previsto.


Maggio 2020 – L’addio che mai fu
Ci stiamo ancora stiracchiando timidamente, mentre usciamo dal primo lockdown. Il peggio sembra passato, ma non ci sono voli per l’Italia e io, come traduttrice per gli italiani in vacanza alle Seychelles, sono utile al resort come un condizionatore in Alaska, motivo per cui mi è già stato preannunciato che appena riprenderanno i voli per l’Italia, sarò tra i passeggeri imbarcati.
Luglio 2020 – Riprendono i voli e la (presunta) normalità
Ho già fatto le mie chiamate e pianificato i miei prossimi spostamenti.
Roma. Napoli. Calabria. Toscana. Milano. Madrid.
Con questo itinerario potrò finalmente abbracciare la mia famiglia e miei migliori amici: non vivono tutti nello stesso posto, e non li vedo da un anno e mezzo, altri anche da due anni o più.
Mancano le ultime formalità, e si parte!
Cuqui ha finito il suo contratto prima di me, abbiamo provato a farci mettere sullo stesso volo ma le mie scartoffie non sono pronte. Mi serve del tempo in più perché ci sono le pratiche di interruzione contratto di mezzo: se tutto va bene, vado via la prossima settimana.
L’accompagno in aeroporto insieme ad altri amici, ci diamo gli ultimi abbracci, pronte a rivederci presto. Questione di giorni.
BIP BIP
A me e ad altri 2 colleghi del front office suona il telefono aziendale.
È la suoneria dell’SMS (sì, non usiamo sim con internet).
Leggo. Sbatto ripetutamente le ciglia, convinta che al battito successivo gli occhi metteranno correttamente a fuoco la frase, rivelandomi di aver preso fischi per fiaschi alla prima lettura.
No.
Ho letto bene.
Alzo lo sguardo e cerco quello dei miei colleghi: li trovo entrambi con la fronte aggrottata e le sopracciglia alzate.

Ci guardiamo perplessi e cerchiamo conferma di aver compreso male. Nonostante il nostro inglese sia più che sufficiente per capire il contenuto dell’SMS, lo mettiamo tutti in dubbio. Dopotutto, nessuno di noi ha l’inglese come lingua madre, e VOGLIAMO che ci sia qualche sfumatura che ci sta sfuggendo.
“Da dopodomani alle 14:00 lo staff non potrà varcare i perimetri del resort, resterà confinata al suo interno fino a ulteriore avviso.“
No. Nessun nuovo lockdown mondiale o esplosioni di casi nell’isola. Nel resto del mondo le persone stanno finalmente vivendo le loro estati, o stanno provando a farlo al meglio che possono dopo gli ultimi mesi di clausura.
Seychelles summer 2020 edition – Paradiso interrotto
Una ricca famiglia (ricca davvero, non ricca da “colleziono Ferrari, faccio colazione con lo Champagne e friggo con l’olio d’oliva”) ha prenotato in esclusiva 5 resort di lusso nell’isola in cui mi trovo, in cui avrebbero alloggiato loro, il loro entourage e lo staff dei vari hotel firmatari dell’accordo.
I manager delle proprietà, abbagliati dal luccichio delle secchiate di monete d’oro che stavano per sommergerli, hanno accettato tutte le condizioni richieste dalla suddetta famiglia che, desiderosa di vivere a tempo indeterminato in un posto ritenuto senza rischio di contagio, prevedevano:
- Lo staff non uscirà dal resort finché noi saremo qui.
- Lo staff si sottoporrà a una PCR a settimana.
- Gli unici a uscire dalla proprietà saranno coloro che devono transitare da un resort all’altro per lavoro, e lo faranno unicamente con i nostri autisti privati, nei mezzi adibiti e sotto la supervisione dei nostri militari.
- Chi esce dalla proprietà, non può rientrarvi (dettaglio molto importante, visto che gli expat alloggiano dentro la proprietà, e rifiutarsi voleva dire finire per strada, in un’isola sperduta di 150 km² con selva dentro e mare fuori).
In meno di 10 secondi passo da “tra qualche giorno vado a casa” a “da dopodomani alle 14:00 non posso più uscire dalla struttura”.
Non c’è alcun bisogno di un traduttore italiano nel resort. I miei conterranei si stanno riprendendo dallo shock, non stanno pianificando vacanze in massa in isole tropicali. Il motivo per cui non mi hanno messa sul primo volo disponibile è un altro.
Hanno già licenziato fiotte di expat, non rinnovato contratti e mandato via quanta più gente possibile.
L’aeroporto non è operativo per i voli commerciali.
Far tornare lo staff mandato via o assumerne e formarne di nuovo richiederebbe troppo tempo tra visti e permessi. La soluzione più pratica? “Tenere in ostaggio” chiunque sia ancora lì, per tappare i buchi.
Chi è nel mezzo delle pratiche di licenziamento, ha già piani altrove e un piede fuori dall’isola, viene ributtato dentro.

Visto che questo non è l’articolo in cui racconto delle filippiche per liberarmi da un contesto anomalo e surreale, reso ancor più complicato dai cavilli burocratici del contratto, dal potere politico ed economico delle figure che stavo affrontando da sola, in Africa e senza alcun supporto legale, economico ed emotivo, taglio corto dicendo che a fine ottobre, dopo una colorita presentazione di dimissioni, 3 mesi di lockdown privato e due fegati in meno, ho in mano il mio biglietto per l’Italia.
Ottobre 2020 – Bentornata in Italia
Se arrivi in Italia da alcuni paesi, sei obbligato a 14 giorni di quarantena dopo l’atterraggio.
Cerco la lista.
Ecco le Seychelles. Nero su bianco.
Nonostante abbia una PCR (ufficiale) obbligatoria per salire sull’aereo e fare scalo a Dubai, altre 12 (non ufficiali, eseguite a cadenza settimanale per la tranquillità d’animo del ricco cliente), e nonostante venga da 3 mesi di quarantena privata in un resort, le regole vogliono che stia a casa due settimane.
Cosa saranno mai altri 14 giorni a sto punto?
Approdo in Calabria, e ne approfitto per capire che aria tira in Italia.
Vivo in case senza TV dal 2013 e non ho l’abitudine di sedermi a guardare i TG. Penso che grazie a questa combo mia sia risparmiata una lunga serie di malattie legate a stress e depressione.
Tuttavia, vista l’imprevedibilità dei decreti legge con cui l’Italia si è distinta in quest’anno, faccio un’eccezione e passo buona parte del tempo a informarmi sulle notizie che riguardano il Bel Paese, in cui sono finalmente tornata.
Sintesi di ogni telegiornale:
“Affacciati anche solo dalla finestra e morirai, o farai morire qualcuno.“
Si materializza una nuvoletta con la mappa delle posizioni di amici e familiari.
Non sono più in un’isola sperduta, e se qui è stato considerato pericoloso, egoista e multabile uscire a correre di notte al parco, in solitudine, intraprendere questi viaggi sarà l’equivalente di carcere a vita e nessuna responsabilità sociale. Anche se ormai il peggio sembrerebbe passato, pare sia prassi diffusa indossare maschere anche quando si è soli in macchina e perseguire i runner più dei mafiosi.
Studio la situazione, medito sul contesto e sul da farsi e tra una notizia terroristica e un’altra, ecco infilarsi un intervento della carica politica dedita a lanciare decreti da palazzo Chigi come fossero chicchi di riso a una cerimonia nuziale.
— Pare ci sia un leggero aumento dei contagi. Stiamo valutando di fare due settimane di chiusura preventiva per salvare il Natale.
Sono due le cose a cui ho pensato nel sentire queste parole.
- Il primo contratto della ricca famiglia che ha privatizzato le Seychelles era proprio di due settimane, che di rinnovo in rinnovo sono diventate quattro mesi (io ho fatto “solo” i primi tre).
- Le prime chiusure del primo lockdown in Italia erano anche di un paio di settimane, che poi sono diventate di tempo indefinito.
Chi vuole rinchiudere qualcuno evitando sommosse, deve aver identificato nella durata di due settimane il tempo idoneo a far digerire a un grande gruppo una tempistica che, se rivelata onestamente sin dall’inizio, risulterebbe indigeribile.
Suppongo che con una cadenza di due settimane sia più garantito l’effetto della rana bollita, che messa in una pentola d’acqua fredda riscaldata gradualmente, si abitua alla temperatura in aumento fino a restarci bollita e stecchita. Il tutto mentre lei è convinta che le sia toccata una fantastica jacuzzi.

Metto a fuoco questi ragionamenti.
Intravedo del vapore, sniffo una morte per bollitura e inizio a valutare mete estere.
Dopo tutto, sono in Italia unicamente per stare vicino ai miei cari, sparsi sul territorio nazionale ed europeo. Nessuno di loro ha passato momenti facili quest’anno, ma se io devo stare chiusa a casa mia, e loro a casa loro, non vedo più motivo di rimanere.
Novembre 2020
Sto ancora scontando i miei 14 giorni, che sommati ai precedenti di clausura in resort concluderanno un periodo di quarantena di 98 giorni, e non ho alcuna intenzione di vedere questo conteggio aumentare.
Il 3 novembre sarà il mio primo giorno ufficiale di libertà di circolazione… e l’ultimo prima dell’entrata in vigore del nuovo decreto!


Il 4 novembre sarà il mio secondo giorno di libertà di circolare in Italia, il giorno in cui ho appuntamento per rinnovare la mia patente di guida scaduta, e il giorno in cui la Calabria inizia il lockdown e chiude i confini.
Poco entusiasta all’idea di essermi risparmiata l’ultimo mese di lockdown privato seychellese per entrare a piè pari in quello calabro, decido che rinnovare la patente è tutto sommato inutile se non posso neanche usare la macchina per uscire di casa.
Vedo nelle storie Instagram un amico in costume che si tuffa in piscina. Osservo il felpone che ho addosso. Osservo lui sdraiato sotto al sole.
– Dove sei?
– Tenerife! Ma la prossima settimana già rientro.
Nel mio piano prepandemico, ottobre e novembre, già fredde per vivere in un van, sarebbero stati i mesi destinati all’esplorazione delle Canarie.
Il tuffo del mio amico sarà un segnale, un reminder dei miei progetti.
Prenoto un volo di sola andata per Santa Cruz de Tenerife.
Ora, è doveroso qualche appunto geografico.
Sono in Calabria.
Da che aeroporto prenoto il volo?
Lamezia Terme? Napoli? Roma?
No.
Bologna.
Il motivo?
Le zone gialle e rosse si estendono a macchia d’olio. Mi sento come se quel volo Emirates dall’isola di Mahe mi avesse sputata su un tabellone di Risiko, nel pieno di una partita tra nerd agguerriti, e appena metto piede in una regione, prontamente viene occupata da un carro armato che mi intrappola a suon di decreti.

L’Emilia Romagna non ha ancora carri armati. Regione gialla fino al 14 novembre: unico colore che non vieta spostamenti tra le regioni.
Non sono ancora certa che salirò su quel volo.
Non vedo amici e familiari da un anno e mezzo, altri che non ho salutato appena prima di partire non li abbraccio anche da 2 anni o più. Voglio essere sicura che davvero la situazione stia per diventare apocalittica prima di allontarmi di nuovo, per un periodo non definito.
Il 3 novembre sposto la mia base di osservazione geopolitica a Napoli e inizio a cercare una casa da affittare per un mese a Tenerife.
Decido di usare il volo che ho prenotato.
“Se effettivamente chiudono solo per due settimane, poi prenoterò il ritorno e rivedo tutti per Natale.”
Spoiler: non hanno chiuso solo per due settimane.

Non ho mai affittato una casa senza averla visitata prima, ma mi è sembrato il caso di fare un’eccezione (la seconda volta che ho fatto questo ragionamento non mi è andata così bene).
Non potendo raggiungere mia sorella a Milano (zona rossa), da Napoli mi sposto a Roma per qualche giorno, riabbraccio Cuqui e altri amici nella Città Eterna e mi avvio in direzione Bologna.
Leggo su internet che l’aeroporto è aperto 24 ore.
Vado dritta in aeroporto e ci passerò la notte. Così non devo muovermi all’alba durante eventuali coprifuoco e limitazioni simili che potrebbero essermi sfuggite.

Contrattempi di mezzanotte all’Aeroporto Internazionale di Bologna
Ceno e osservo i tabelloni delle partenze.
È un triste arcobaleno a tre colori: blu, bianco e rosso.
Blu per lo sfondo, bianco per i caratteri e rosso per i voli cancellati.
Ogni volta che alzo lo sguardo ce n’è uno nuovo in color fuoco che lampeggia come un semaforo impallato.
Ore 23:00
Il mio volo parte al mattino presto, ed è ancora lì.
Vedo un agente della sicurezza.
— Buonasera! Sa se di solito cancellano anche con poche ore di preavviso o se posso rilassarmi e stare tranquilla che il mio volo ormai parte sicuro?
— Mi piacerebbe dirle di sì, ma quando iniziano con questi decreti e vietano di uscire dalle regioni, a volte le compagnie aeree cancellano anche all’ultimo, anche un’ora prima della partenza.
Resto ipnotizzata a osservare la riga con i dati del mio volo sul tabellone, come se il mio sguardo fisso e implorante potesse incollare la dicitura “in orario” allo schermo ed evitare che cada giù per essere sostituita con “cancellato”.

C’è un altro uomo della sicurezza. Si sta avvicinando.
— Buonasera. Deve abbandonare l’edificio.
— Come? Per quale motivo? Il mio volo è lì? Che succede?
— Nulla che riguardi il volo, per ora, stia tranquilla, è solo che l’aeroporto chiude a mezzanotte.
— A mezzanotte? Ma sul sito c’è scritto che siete aperti 24 ore.
— Ah, non ha controllato la pagina Facebook?
— F A C E B O O K ? ? ?
— Sì. Lì c’è scritto.
— No, non l’ho controllata. Avete un sito ufficiale. Ho cercato lì e ho considerato le informazioni attendibili.
— Eh ma su Facebook avvisiamo che l’aeroporto chiude tutti i giorni a mezzanotte per disinfettare, è così da inizio pandemia. È per la sua sicurezza, signorina.
— Per la mia sicurezza mi sta sbattendo per strada, a mezzanotte, in una zona estremamente periferica e desolata, in inverno? Una ragazza sola? PER LA MIA SICUREZZA?
Mi fissa.
— Sono le nuove regole.
Mi vengono subito in mente degli aggettivi per definire queste regole, ma opto per tenerli per me e appellarmi al buon cuore e al buon senso della guardia.
— Le prometto che non sarò di intralcio alle pulizie, mi metto in un angolo e non mi muovo da lì. Per favore, non mi butti in mezzo alla strada.
Mi fissa.
— Mi dia un attimo, nel frattempo non si muova.
Mentre si allontana si incrocia con un altro uomo della sicurezza. Borbottano qualcosa.
L’altro uomo indica una coppia.
Si guardano a vicenda, con le mani sui fianchi in posizione autoritaria. Passano così qualche secondo e poi si fanno un cenno con la testa.
Eccolo tornare.
— Mi segua.
Mi porta davanti al Carrefour dell’aeroporto e mi dice di rimanere lì fino all’orario di apertura.
Questa notte, io, la coppia e i due della sicurezza siamo probabilmente gli unici 5 esseri umani a popolare l’Aeroporto Internazionale di Bologna.
Non avevo il tabellone sott’occhio e – per non morire di tachicardia – scelgo di non controllare nulla fino alle 4 del mattino.
Apro il Kindle. A tratti leggo, a tratti mi casca la testa ai lati dal sonno.
Suona la sveglia, mi alzo. Trascino il trolley verso il tabellone. Il volo è ancora lì.

Leggermente rincuorata ma non del tutto, memore delle parole “a volte cancellano anche all’ultimo”, vado verso i controlli di sicurezza respirando a un ritmo che riempiva i polmoni solo a metà.
Decido di passare il tempo che mi separa dall’ora fatidica pensando alla spiaggia de Los Cristianos e de Las Americas, dove si trova la casa che mi aspetta una volta atterrata.
Unisco le preghiere alle nozioni prese da The Secret, libri di Tony Robbins, corsi di crescita personale, libri esoterici, spirituali, sciamanici, olistici e mi visualizzo distesa su una spiaggia. Sento la pelle riscaldata dal sole, vedo le mani che afferrano un pugno di sabbia tiepida che lascio poi scorrere tra le dita. Percepisco le carezze del vento che mi scompigliano i capelli e la salsedine che mi pizzica il volto.
Io apro gli occhi. Loro aprono l’imbarco.
Di solito sono tra quelli che entrano per ultimi in aereo. Tanto, che la faccio a fare la fila se il mio posto è già assegnato e posso stare comodamente seduta a leggere fino all’ultimo?
Ma non questa volta.
Sono in pole position.
Tutto quello che desidero in questo momento è sentire i miei glutei a contatto col sedile dell’aereo.
Mostro biglietto e passaporto.
Sorrido con immensa gioia alla hostess, mi trattengo per non abbracciarla forte forte.
Percorro il corridoio che mi collega all’aeronave e ogni passo risuona potente come quelli dell’omone sul Miglio Verde (anche se io vado da tutt’altra parte).
Mi siedo.
Respiro.
Sorrido.
I miei glutei toccano il sedile.
Canarie, arrivo!