Storie
apparentemente
(o realmente)
s
connesse
a mero scopo di:
intrattenimento;
ammissione pubblica delle scarse capacità della sottoscritta di far perdurare quanto più a lungo possibile il proprio transito nel presente pianeta;
riconoscimento di occasionale perdita della materia grigia necessaria a prendere buone decisioni;
esibizione di invidiabili botte di fortuna e meno invidiabili flussi di pensiero.
Le storie narrate sono realmente accadute.
Sì, questa classifica è totalmente autoreferenziale e i rigidi e innovativi strumenti e parametri usati per stilarla con punteggi intransigenti sono:
un risometro di mia percezione e invenzione;
un misuratore di “no dai non ci credo” e “novabbè” pronunciati a voce alta durante l’ascolto dal vivo;
il numero di richieste dei conoscitori della storia di raccontarla di nuovo quando nel gruppo arriva qualcuno che ne è ignaro;
la frequenza con cui il mio GIFradar intercetta le seguenti espressioni nei volti di chi è preso dall’ascolto.
Molte storie sono ambientate alle Seychelles, nell’isola di Mahe in cui ho vissuto un anno e mezzo, quando dopo circa 9 anni a Milano, intervallati da periodi in altre città europee, ho capito che la vita nelle metropoli non faceva per me.
Quella che hai appena letto è una versione breve e ufficiale di come sono finita laggiù e, come per ogni grande cambiamento, dietro c’è una lunga storia più profonda, che magari un giorno arriverà anche qui.
Nei film, quelli belli, prendere una decisione simile segna l’inizio di una vita facile e meravigliosa, tutta in discesa. Anche se ci vado sempre più vicina, questa evoluzione idilliaca la lascerò ai registi di Hollywood: qui troverai un dietro le quinte di vite in evoluzione tra momenti epici ed epiche cantonate.
Leggerai di:
cosa vuol dire vivere in un paradiso sperduto, nel mezzo della selva, in un continente non occidentalizzato e con nuovi amici un po’ svitati;
come questo possa cambiare prospettive e priorità costruite in più di 20 anni;
come ho conosciuto la mia migliore amica appena arrivata alle Seychelles (e scoperto che 8 anni prima aveva condiviso casa con mia sorella in Australia);
come si può sopravvivere perdendosi in barca nel bel mezzo dell’oceano (o di come uno zaino verde militare dell’A-Style sia riuscito nell’intento meglio di noi tutti);
come si può scampare una morte certa di ipotermia a 3.700 metri di altezza;
e di tante altre volte in cui ho pensato: “Come diamine ho fatto a cacciarmi in questa situazione?” o “Ecco, quindi il mio viaggio è così che finisce”.
Difficilmente sono da sola, ma non troverai nomi e cognomi di altri protagonisti (tira pure un respiro di sollievo se ci siamo conosciuti e temevi eventuali gogne pubbliche).
Ti avviso che potresti affezionarti molto alla mia migliore amica seychellese (spoiler, è italianissima) e che nei racconti prenderà il nome di Cuqui (si pronuncia Cuki, come l’omonima marca di carta stagnola).
Senza di lei il 90% delle mie avventure isolane non sarebbero successe. Censurarla vorrebbe dire non poterti raccontare quasi nulla.
L’unico filo che c’è, sono io.
Ah ah ah. Ecco un assaggio del massimo livello di umorismo che troverai tra queste pagine.
Ho però identificato 3 eventi che si sono dati un bel da fare nel guidare le decisioni che hanno poi dato vita a tante storie.
Pare ci sia una sorta di disgrazia per decade, quindi incrocio le dita sperando di arrivare incolume alla prossima e, già che ci sono, ogni volta che ne scampo una, tiro un divertito respiro di sollievo e mi metto a pestare sulla tastiera.
Se lo scopri, batti un colpo che compilo la sezione.
Nel frattempo, buona lettura!
Before you dive into the chaotic thoughts my fingers type at random moments, I have to warn you.
This website was originally meant to be only in Italian—my native language.
The idea of writing these stories first came to me a few years ago when I moved to the Seychelles and wanted to share my adventures with my family and close friends in Italy.
When I finally started working on this project, I told my friends around the world about it. They were incredibly supportive and couldn’t wait to check it out.
There was just one small problem.
“Well… it will be in Italian.”
There was an easy and quick solution: Google Translate (ChatGPT wasn’t around yet).
As advanced as translation tools have become, I couldn’t stand the thought of my carefully chosen words being copied and pasted on a soulless machine—one that might flatten some nuances or specific references.
So, here it is: the English version of the website. Personally translated.
Now, I do have a degree in Interpreting and Translation Studies, but I usually translate into Italian and write in Italian.
Which brings me to this disclaimer:
If the sight of misspelled words, questionable verb choices, or bizarre expressions clearly influenced by Italian might cause you distress, I strongly advise you to turn back now.
But if you’re willing to take the risk—if your adventurous spirit can withstand a few linguistic oddities—who am I to stop you?
And all that’s left for me to do is welcome you and wish you a pleasant stay!